Mito numero 9. L’aumento dei prezzi non fa diminuire la domanda delle sigarette, perché la dipendenza è forte. Succede che i fumatori, puniti e tartassati, si impoveriscono e lo Stato ingrassa!

REALTA’ numero 9
L’aumento ben programmato delle imposte, aumenta i prezzi e riduce il numero di fumatori, soprattutto tra i giovani e i poveri.

Che cosa è l’elasticità della domanda rispetto al prezzo

La misura della relazione tra prezzo e consumo di un prodotto si chiama elasticità della domanda rispetto al prezzo, una misura di quanto varia il consumo di un prodotto a seguito dell’aumento dell’1% del prezzo [15]. Quando l’elasticità è negativa, a un aumento del prezzo corrisponde una diminuzione dei consumi e, per la maggior parte dei prodotti, l’elasticità della domanda rispetto al prezzo risulta negativa, in quanto, a fronte di un aumento del prezzo si verifica quasi sempre una riduzione delle vendite [15, 16]. Se per esempio, c’è un aumento del prezzo delle sigarette del 10% e una riduzione dei consumi del 5%, l’elasticità della domanda di sigarette è pari a –0,5. Quando l’elasticità del prezzo è compresa tra 0 e –1, l’aumento dei prezzi porterà necessariamente ad un vantaggio economico, in quanto la diminuzione delle vendite è più che compensata dall’aumento dei ricavi. E’ quello che succede per le sigarette.

Cosa dice la Banca Mondiale
Nella letteratura scientifica, sin dal 1945 si studia l’elasticità della domanda di tabacco rispetto al prezzo. Ed è stato presto osservato come il consumo di tabacco diminuiva all’aumentare del prezzo. Nel 1999, la Banca Mondiale pubblicava un rinomato volume, intitolato Curbing the Epidemic, che, sulla base dell’evidenza scientifica, mostrava che l’elasticità della domanda rispetto al prezzo era di circa –0,4 per i Paesi ad alto reddito e tra –0,4 e –0,8 per i Paesi a basso-medio reddito.

Cosa dicono gli studi dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc)
Nel 2010, la IARC dell’Oms ha presentato in una monografia le prove disponibili sugli effetti delle politiche fiscali e di prezzo per prevenire e ridurre il consumo di tabacco, dopo una revisione sistematica degli studi scientifici disponibili sulla relazione tra prezzo/tassazione e consumo di diversi tipi di tabacchi.
L’elasticità media nei Paesi ad alto reddito era pari a –0,4 con la maggior parte degli oltre cento studi che riportava stime di elasticità che variavano tra –0,2 e –0,6. Gli studi condotti in Paesi a basso-medio reddito indicavano che sempre l’uso di tabacco diminuiva all’aumentare del prezzo, ma c’era una notevole variazione nelle stime di elasticità prodotte da questi studi, che variavano tra 0,0 e –1,6. Otto studi basati su dati individuali avevano esaminato la cessazione del fumo negli adulti, trovando generalmente che tasse e prezzi più alti riducevano la durata dell’abitudine al fumo, aumentavano l’interesse a smettere di fumare, sostenevano i tentativi di smettere di fumare, e aumentavano il numero dei fumatori che smettevano di fumare con successo. Pochi studi esaminavano la domanda di altri prodotti del tabacco, confermando anche in questi casi, misure negative dell’elasticità.

Maggiori vantaggi per i giovani
I giovani risultavano più sensibili al prezzo dei prodotti di tabacco rispetto agli adulti. Complessivamente, l’elasticità nei giovani nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito variava tra –0,5 e –1,2. Uno studio del 2010 condotto in 20 Paesi a basso-medio reddito mostrava che un aumento della tassazione del 10% riduceva il consumo di tabacco del 18% nei minorenni. Studi longitudinali, condotti negli Stati Uniti, Canada, Francia, Spagna, Regno Unito, Australia e Vietnam, trovavano che più alto è il prezzo, più tardi si comincia a fumare.

Maggiori vantaggi per i più poveri
Come i giovani, così anche le persone nelle classi socioeconomiche svantaggiate rispondevano maggiormente agli aumenti dei prezzi nei Paesi ad alto reddito. Nei Paesi a basso-medio reddito invece le evidenze erano contrastanti.

Come reagiscono i produttori del tabacco quando c’è un aumento della tassazione
I produttori hanno il potere di decidere il prezzo finale e non praticano lo stesso aumento su tutti i tipi di sigarette: il prezzo delle sigarette di pregio (premium) aumenta di più, mentre quello delle sigarette meno pregiate (discount) aumenta di meno. In tal modo, cercano di mantenere agganciati i consumatori: per quelli ricchi un aumento non è un vero problema, quelli per cui fumare diventa troppo esoso, possono passare alle sigarette più economiche oppure alle sigarette rollate. Questo fenomeno che gli economisti chiamano “spostamento di prodotto” è un pericolo perchè annulla i benefici di salute attesi. Ecco perché le politiche di aumento della tassazione devono essere ben pianificate.

In conclusione,
L’aumento della tassazione delle sigarette e di altri prodotti del tabacco è una strategia chiave per ridurre la prevalenza di fumatori e il consumo di tabacchi sia negli adulti che, soprattutto, nei giovani e in quei gruppi di popolazione con livelli socio-economici inferiori.
Dati più recenti non fanno che confermare queste conclusioni. Per esempio, in Turchia, dove le accise sono aumentate costantemente a partire dal 2008 parallelamente all’attuazione di altre strategie, è stata osservata una riduzione delle vendite di tabacco del 12% tra il 2008 e il 2012 e una riduzione della prevalenza di fumatori nella popolazione adulta dal 31,2% al 27,1%, nello stesso periodo.

Per approfondire: Economia del tabacco