Tokyo 2020: OLIMPIADI NO SMOKING

Divieto di fumo e svapo in tutti i luoghi olimpici e paralimpici

Lo scorso anno il governo della città di Tokyo ha emanato regole più severe per proteggere i non fumatori dal fumo passivo e gli organizzatori delle Olimpiadi del 2020 hanno annunciato che il fumo e l’uso dei dispositivi da svapo sarà vietato in qualsiasi sede olimpica o paralimpica al coperto o all’aperto, comprese le aree perimetrali dei giochi di Tokyo. Il regolamento sarà più severo di quelli delle ultime due Olimpiadi estive di Londra e di Rio de Janeiro: “Tokyo 2020 vuole lasciare in eredità al mondo intero un miglioramento per la salute”.

Fumare in Giappone è ancora consentito nei piccoli ristoranti e bar che costituiscono metà degli stabilimenti giapponesi, dove è comune vedere un cliente mangiare con le bacchette in una mano con una sigaretta nell’altra.  Il fumo è più economico rispetto agli altri paesi sviluppati. Acquistare un pacchetto di Marlboro costa un terzo che a Londra e un quarto che a Sydney. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2015, il 32,7 per cento degli uomini giapponesi fumava, contro il 24,4 degli Stati Uniti.

Politiche fino ad ora inefficaci. Nel 2018, è stata approvata una legge per la tutela della salute dei non fumatori, che sarà attuata a partire dall’aprile 2020, che vieta il fumo nei locali aperti al pubblico, tranne bar e ristoranti con spazio sotto i 100 m2, quasi il 55% dei ristoranti e bar di Tokyo. Inoltre i ristoranti e bar potranno disporre di sale fumatori in cui i clienti saranno autorizzati a fumare prodotti a base di tabacco elettronico mentre mangiano e bevono.

Nel 2010, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) aveva concordato con l’OMS di promuovere Olimpiadi e Paralimpiadi senza fumo e c’è stata una spinta a livello nazionale in Giappone per una politica antifumo. Nel 2016 l’allora ministro per la salute, Yasuhisa Shiozaki aveva proposto una legislazione, fortemente sostenuta dal pubblico, da gruppi di pazienti, dal mondo accademico e dagli operatori sanitari, per vietare il fumo indoor in tutti gli spazi pubblici, inclusi ristoranti e bar. Tuttavia, Shiozaki incontrò una fiera opposizione in ambito politico per cui la proposta non fu presentata alla Dieta (il parlamento giapponese). A quanto riferisce sul British Medical Journal, un professore dell’Università di Tokio Shouhei Noumura, nel periodo 2010 – 2015, almeno 140 su 707 membri della Dieta hanno ricevuto donazioni dal settore del tabacco, dominato dall’industria di casa la Japan Tobacco International che, fino al 1985, era un monopolio governativo e resta la fonte di enormi entrate fiscali. Il governo giapponese possiede un terzo del suo capitale azionario, rappresentando così il principale investitore nell’azienda.

La Japan Tobacco in Italia.  Con marchi come Camel, Winston, Bences&Hedge ed altri copre il 23% del mercato italiano del tabacco. Ha siglato accordi con il Governo Italiano per l’acquisto di tabacco coltivato in Italia favorendo la ripresa della tabacchicoltura, tramite l’acquisto di tabacco in foglia. Oltre a fare affari con le sigarette, ai danni dei fumatori e della salute pubblica, Japan Tobacco Italia sostiene il teatro La Scala di Milano, la Biennale di Venezia, il Fondo Ambiente Italiano e progetti in ambito culturale. Per quanto riguarda le politiche invece si batte duramente contro l’attuale gestione della Convenzione quadro per il controllo del tabacco. In particolare, si oppone alla attuazione dell’articolo 5.3 della Convenzione che, nella definizione e attuazione delle politiche sanitarie pubbliche, prevede siano escluse l’industria del tabacco e coloro che sono coinvolti con essa, mentre non esclude gli attivisti per la promozione della salute. Questi squilibri sarebbero all’origine di decisioni che riducono la libertà di scelta dei consumatori. Al contrario, secondo Japan Tobacco, i prodotti del tabacco dovrebbero essere si regolamentati, ma solo quel tanto che serve affinché i consumatori adulti ricevano tutte le informazioni disponibili per fare le proprie scelte riguardo ai prodotti del tabacco.

Nuovi prodotti. Ovviamente, Japan Tobacco è attiva anche nel campo dei nuovi prodotti non combustibili: sigarette elettroniche, con il marchio Logic e prodotti a tabacco riscaldato con il marchio Ploom. Lo fa per ampliare le possibilità di scelta dei fumatori, e si lamenta del fatto che, nonostante il potenziale di questi prodotti di svolgere un ruolo importante nella riduzione del danno del tabacco, l’OMS stia discutendo se equiparare questi prodotti alle sigarette.