Una lettera di Philip Morris International e le domande di Simon Chapman

Il 22 Gennaio 2019, il sito di analisi politica “POLITICO” ha pubblicato una lettera aperta che l’Amministratore delegato della Philip Morris International, André Calantzopoulos, ha rivolto ai leader dei paesi di tutto il mondo, ai quali dichiara che Philip Morris si impegna a creare un futuro senza fumo, una visione trasformativa, che cambierà la società: un futuro che non include le sigarette. E – afferma – vogliamo arrivarci il più rapidamente possibile!

Philip Morris sa. Sappiamo che il fumo provoca malattie. Sappiamo anche che il tabacco contiene nicotina, una sostanza che non è esente da rischi, ma non è la causa principale delle malattie legate al fumo, rappresentata dalle sostanze chimiche nocive che vengono inalate quando viene fumata una sigaretta accesa.

Come mai il maggior produttore di sigarette vuole eliminare le sigarette. Perché in tutto il mondo “c’è più di un miliardo di persone che fuma sigarette”, nonostante gli sforzi per la prevenzione e la cessazione.

In che modo, Philip Morris intende eliminare il fumo. “Abbiamo investito oltre 4,5 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo per offrire ai fumatori adulti opzioni migliori rispetto al continuare a fumare, alternative molto meno dannose rispetto al fumo: le sigarette a tabacco riscaldato.

Chi ostacola questo progresso della salute pubblica. Coloro che, sospettosi delle nostre intenzioni, bloccano i progressi senza prendere tempo per comprenderne le basi scientifiche e le dimensioni dell’opportunità per la salute pubblica, rendono impossibili le soluzioni utili alla salute pubblica. Stanno bloccando il cambiamento, negando a molti fumatori queste alternative.

Di cosa c’è bisogno. Abbiamo un urgente bisogno di un dialogo aperto. Grazie a prodotti innovativi che soddisfano diverse esigenze dei fumatori adulti, lavorando insieme a regolatori lungimiranti e funzionari della sanità pubblica, possiamo accelerare il progresso verso un futuro senza fumo. Un futuro che creerà un mondo migliore per più di un miliardo di fumatori adulti.

Le domande del Dottor Simon Chapman per Philip Morris International  (21 febbraio 2019)

Il Dottor Simon Chapman è proprio uno di quegli ostinati e recalcitranti studiosi e attivisti contro il tabacco che non ripongono la loro fiducia nelle trasformazioni di Philip Morris International. Simon è uno dei maggiori esperti internazionali del controllo del tabacco, ma non è solo uno scienziato di valore, è anche un combattente per la promozione della salute in Australia. Un uomo deciso che ama avvalersi di metafore forti tipo: “Come volpi che sbavano fuori da un pollaio, le compagnie di Big Tobacco, come Philip Morris International e British American Tobacco, vanno avanti nella loro offensiva della seduzione, cercando di convincere il pubblico, il mondo aziendale, i governi e i responsabili della salute pubblica di essere cambiate. Vogliono essere accolte a braccia aperte come promotori della salute!”

Replicando alla dottoressa Moira Gilchrist, di Philip Morris Science, che aveva affermato di voler intavolare una discussione aperta sulle migliori alternative per milioni di uomini e donne che, altrimenti, continuerebbero a fumare, Chapman offre ai giornalisti 10 domande da porre a una compagnia di tabacco che vuole spiegarti la loro ultima visione della riduzione del danno.

Alcune domande offerte ai giornalisti che vogliono intervistare i manager di Philip Morris International

  1. Dite che volete far passare i fumatori, dalle sigarette tradizionali, ai prodotti a tabacco riscaldato come IQOS, ma Philip Morris USA [1] dichiara: “le sigarette sono il nostro prodotto principale” e “stiamo lavorando duramente per soddisfare i nostri fumatori con sigarette della migliore qualità”. Le sigarette sono anche il “prodotto principale” di PMI? Oppure, detto in altri termini: a quanto ammontano oggi i proventi che PMI ricava dal tabacco e quelli che ricava da IQOS? Quali sono le vostre previsioni per i prossimi 10 anni? I vostri azionisti saranno contenti di voi quando cercherete di far calare la vostra maggiore fonte di reddito?
  2. Come valutate la prestazione degli addetti alle vendite, al marketing e alle relazioni pubbliche del settore sigarette tradizionali? Viene loro chiesto di provare a vendere meno sigarette o di continuare a venderne di più?
  3. In Indonesia, la quarta nazione più popolosa del mondo in cui, per gli uomini, fumare è quasi obbligatorio, un pacchetto di sigarette può costare meno di una bottiglietta d’acqua, la pubblicità è consentita e si può fumare quasi dappertutto, Philip Morris è proprietaria di Sampoerna, che controlla circa un terzo del mercato. Nel 2016, la Reuters ha riferito che stavate cercando di ottenere un aumento di consumatori e vendite con un marchio di “sigarette più forti”. Cosa rispondete a chi dice che è da ipocriti fare, in occidente, tutte quelle chiacchiere sulla riduzione del danno, e produrre sigarette più forti in Indonesia, contando sul fatto che in occidente, le persone potrebbero non accorgersene? Allo stesso modo, quando nel luglio 2018, la città di Balanga, nelle Filippine, emise un’ordinanza che avrebbe vietato la vendita, la distribuzione e la promozione di sigarette all’interno della città universitaria, chi ricorse al tribunale regionale argomentando che Philip Morris Philippines avrebbe perso 15 milioni di pesos filippini a causa dell’ordinanza, ottenendone l’annullamento? Dite che volete che la gente smetta di fumare, ma solo se passa a IQOS, è così? E, se non è così, continuerete a combattere duramente contro il controllo del tabacco come in passato?
  4. La società madre di Philip Morris USA, Altria, ha appena investito 12,8 miliardi di dollari per acquisire Juul, il prodotto da svapo che ha preso all’amo il 20% degli adolescenti statunitensi che utilizzano sigarette elettroniche. Dite che questa diffusione di sigarette elettroniche tra i giovani “vi preoccupa” oppure no? E, nel caso, quante bottiglie di champagne avete stappato quando avete visto quei dati?
  5. Che cosa rispondete ai critici che dicono che il vostro modello di business è ancora saldamente basato su SVAPARE E FUMARE, non su FUMARE Oppure SVAPARE?
  6. Una persona che svapa quotidianamente sigarette elettroniche, inala in media 200 volte al giorno e fino a 600. Il fumatore quotidiano medio inala circa 95 volte al giorno. Non vi turba questo confronto che suggerisce come la nicotina erogata tramite vaping potrebbe essere molto, molto assuefacente?
  7. Negli ultimi anni, la Philip Morris si è opposta in modo aggressivo alle misure di controllo come le avvertenze grafiche sui pacchetti di sigarette e l’aumento delle tasse sul tabacco. Riuscite a capire che, quando dite di voler sostenere il controllo del tabacco, molta gente pensa che stiate mentendo in modo palese?
  8. Tra gli adolescenti australiani, fumare è ai minimi storici (solo l’1,9% dei 15-17enni attualmente fuma). E’ difficile credere che la vostra azienda non abbia previsto l’impatto sui profitti futuri di questa situazione, nel caso questo trend dovesse continuare. Sbaglio nel pensare che se il vostro prodotto IQOS non riesce ad attirare un numero significativo di ragazzini, la vostra azienda appassirà e morirà entro pochi decenni, perché se solo i fumatori usassero le IQOS, una volta morti loro, non avreste coorti di più giovani fumatori per sostituirli?

[1] La Philip Morris USA è una delle società di ALTRIA, la compagnia da cui gemmò Philip Morris International. Questa fu separata nel 2008 per mettere al riparo il florido settore internazionale dalle esose conseguenze delle azioni legali in corso negli Stati Uniti contro Big Tobacco. Il quotidiano The Guardian in un articolo del 2007 dal titolo: Altria to spin off Philip Morris International, a firma di Andrew Clark, ha spiegato perché ALTRIA prese questa strategica decisione:

Il disincanto dell’America per il fumo ha spinto il gruppo Altria a distaccare la sua branca del tabacco Philip Morris International, che vende sigarette Marlboro in tutto il mondo, tranne che negli Stati Uniti. A seguito di contenziosi, regolamentazioni e calo delle vendite nel mercato nazionale, Altria ritiene di poter avere maggiori potenzialità di guadagno con in un’entità indipendente che operi oltreoceano.

La divisione, che avrà sede nella città svizzera di Losanna, ha realizzato profitti per 8,45 miliardi di dollari l’anno scorso vendendo 831 miliardi di sigarette per un fatturato di $ 48 miliardi. Ha sette dei migliori 10 marchi al mondo, tra cui Parlamento, Bond Street e Lark, oltre a Marlboro. E una quota del 15% del mercato mondiale.

Dopo una riunione del consiglio di amministrazione, Altria ha dichiarato che, in linea di principio, ha preso la decisione e deciderà il momento preciso dello spin-off a gennaio 2008. L’amministratore delegato Louis Camilleri ha dichiarato: “Sono convinto che questa transazione farà aumentare la crescita sia di Altria che di Philip Morris International”.

La mossa fa parte del processo di graduale suddivisione di Altria. Arriva infatti dopo la separazione ad aprile della divisione alimenti Kraft che produce caffè, formaggio e cioccolatini Toblerone. Questa iniziativa mirava a ridurre l’associazione della divisione alimenti con le cause relative al tabacco. Le associazioni di advocacy contro il tabacco protestarono sostenendo che, così facendo, Altria scaricava pezzi pregiati cruciali per futuri risarcimenti.

In realtà, per Philip Morris USA le cose non sono andate poi così male.