I prezzi dei prodotti del tabacco non sono stabiliti dal tabaccaio, dal governo o dal consumatore, ma dal produttore. Ogni prodotto del tabacco ha un sistema diverso, ci concentriamo sulle sigarette che attualmente coprono il 92,7% del mercato dei prodotti del tabacco.

I costi per produrre ogni singolo pacchetto di sigarette sono molto bassi. Anche se non si riescono a trovare dati certi, si stima che i costi siano intorno a € 0,10 – 0,15 per pacchetto.

Quando fissa il prezzo di vendita, il produttore deve tener conto, più che i costi, della componente fiscale e della concorrenza degli altri produttori, perché un prezzo più basso riduce i margini di profitto ma permette di acquisire quote di mercato, un prezzo più alto fa aumentare i profitti ma fa perdere quote di mercato).

Le sigarette, come la generale categoria dei tabacchi lavorati, sono gravate da diverse imposte[1]:

  • Accisa, correlata al prezzo di vendita al pubblico, varia in relazione alla categoria del prodotto. L’accisa ha una componente specifica e una componente proporzionale:
  • La componente specifica dell’accisa si calcola in euro a partire dal prezzo medio ponderato (Weighted Average Price – WAP) di tutti i pacchetti in vendita in Italia. Per il 2015 il WAP è pari a € 233 al kg (€ 4,66 al pacchetto) e, qualsiasi sia il prezzo del pacchetto, la componente specifica delle accise è il 10% di tale WAP, cioè € 0,47 al pacchetto. L’accisa specifica applicata in Italia è la più bassa d’Europa e, per come è calcolata, incide proporzionalmente di più sui pacchetti economici il cui prezzo è inferiore al WAP, e di meno sui pacchetti più cari, il cui prezzo è superiore al WAP
  • La componente proporzionale dell’accisa corrisponde al 51,03% del prezzo finale del pacchetto, qualunque sia il prezzo del pacchetto.
  • Imposta sul Valore Aggiunto (IVA), che è pari al 22% del prezzo di vendita al pubblico al netto dell’IVA stessa (e quindi pesa sul prezzo finale di vendita per il 18,03%)

Sommando le due componenti dell’accisa e l’IVA otteniamo una valore pari al 76,73% del prezzo finale, qualunque sia il prezzo del pacchetto.

Alle imposte si aggiunge l’aggio del rivenditore, pari al 10% del prezzo finale del pacchetto, qualunque esso sia. Ragion per cui al venditore conviene vendere i prodotti che hanno il prezzo più alto.

Ciò che rimane è la quota di spettanza del produttore che è pari al prezzo del pacchetto sottratte le imposte e l’aggio del rivenditore. Bisogna ricordare che il prezzo del pacchetto è stabilito dal produttore medesimo.

L’Italia dal 1 gennaio 2015 ha fissato un’accisa totale (specifica + proporzionale + IVA) che non può essere inferiore a € 170 al kg (€ 3,4 al pacchetto) che corrisponde ad un vero e proprio prezzo minimo sotto il quale i pacchetti di sigarette non possono andare.

Dati questi valori fissi per legge, al produttore va una cifra pari a 13,27% del prezzo finale (100% – 76,73%-10%). Siccome i costi di produzione del pacchetto corrispondono al 2%- 3% del prezzo medio ponderato, il restante è il margine di profitto.

Sitografia:

  1. Agenzia delle Dogane e dei Monopoli
  2. Commissione Europea DG TAXUD – Excise Duty Tables

[1] tra le imposte bisognerebbe considerare anche il Dazio che si applicherebbe qualora i prodotti provenissero da paesi non appartenenti all’Unione Europea.