L’industria del Tabacco e la globalizzazione

Questo post è tratto dalle fonti riportate in dettaglio alla fine, in particolare: il capitolo dedicato alla globalizzazione, nel libro di A. Brandt “The cigarette century”, due articoli di Lee K con altri autori ed una analisi del trend della prevalenza di fumo di V. Bilano.

Espansione del mercato del tabacco
La prevalenza del fumo negli adulti sopra i 14 anni è scesa dal 29% nel 1995 al 21% nel 2013 (WHO, 2015), ma siccome la popolazione del pianeta aumenta, il numero assoluto di fumatori e il volume di tabacco consumato sono in aumento. Inoltre, bisogna evidenziare l’incremento della prevalenza tra le giovani donne, e la divaricazione della forbice tra le aree nel mondo.
Basandosi sui trend dal 1990 al 2010, sono stati stimati i tassi di prevalenza nel 2025. Tra gli uomini i tassi in Russia, in Medio Oriente e in Africa saranno molto più elevati che nei paesi occidentali. (Bilano V, 2015)

UOMINI: Stima Prevalenza di fumatori nel 2025, in base ai trend attuali
(tassi standardizzati per età tra gli uomini dai 15 in su)

Tra le donne, i tassi più elevati saranno in Russia e nell’Europa occidentale, compresa l’Italia.

Donne: Stima Prevalenza di fumatrici nel 2025, in base ai trend attuali
(tassi standardizzati per età tra le donne da 15 in su)

Fasi della espansione dei mercati
L’espansione delle compagnie transnazionali di tabacco in America Latina data dagli anni ’60, Successivamente, negli anni ’80, si estesero nei paesi asiatici di recente industrializzazione e, a partire dagli anni ’90, in Europa orientale, Medio Oriente ed Africa. Per uno sguardo ai dati sull’aumento del consumo di tabacco consulta Tobacco Atlas quì

Lungimiranza dei produttori
Come affermò nel 1977, in un report della compagnia, il Direttore esecutivo della Philip Morris: ”Fin dal 1959 Philip Morris ha volto la sua attenzione ai paesi in via di sviluppo, investendo in essi paesi più di quanto ricavava. Stiamo investendo per il futuro”.  E nel 1982: “Sotto il profilo demografico, l’esplosione della popolazione in molti paesi sottosviluppati offre un grande mercato potenziale per le sigarette. Da un punto di vista culturale, la domanda aumenterà con il progredire dell’emancipazione delle donne e grazie al legame, stabilitosi nella mente di molti consumatori, della sigaretta con la modernizzazione, il benessere e il successo – una connessione favorita da gran parte della pubblicità per le sigarette in tutto il mondo. Dal punto di vista politico, l’aumento delle vendite delle sigarette può comportare benefici per i governi dei paesi sottosviluppati, una prospettiva cui è per loro difficile resistere”. Si può ben dire che nessuno abbia seguito i processi della globalizzazione e compreso le sue implicazioni.

Punti di forza dell’industria
Man mano che in Occidente i rischi del tabacco diventavano meglio regolamentati, le multinazionali cominciarono a orientarsi verso i paesi con regolamentazione più debole, maggiore dipendenza dalle entrate del tabacco e governi meno stabili. Alcuni paesi, come la Tailandia, che avevano tentato di ostacolare le importazioni erano rimasti frustrati dagli accordi per il libero commercio e dall’aggressività commerciale delle compagnie del tabacco che volevano espandere i propri mercati.
Dal canto loro, le compagnie potevano impiegare nel mondo in via di sviluppo la competenza acquisita in Occidente che permetteva loro di volgere a proprio favore la regolamentazione. L’industria sapeva anche che doveva giocare di anticipo: un marketing aggressivo del tabacco prima che si mettessero appunto interventi regolatori avrebbe assicurato importanti opportunità di ampliamento del mercato, mercato che una volta creato sarebbe stato difficile da contenere, considerato che i clienti sono dipendenti dal tabacco. Inoltre, in nazioni che erano alle prese con le malattie infettive e traumi da cause violente i rischi del fumo potevano apparire insignificanti o distanti. In Occidente è stata un’era di benessere che ha permesso di evidenziare i danni a lungo termine del fumo.

La nozione di globalizzazione
Sebbene ci siano sovrapposizioni tra i concetti di globalizzazione, internazionalizzazione, liberalizzazione e occidentalizzazione, non si tratta di nozioni equivalenti. L’internazionalizzazione comporta la semplice estensione delle attività economiche oltre i confini nazionali. Per esempio, la Fiat che aveva imparato a fare bene auto economiche in Italia, creò Fiat Argentina, Fiat Brasile replicando il modello che aveva funzionato in Italia. Si tratta in questo caso di una estensione geografica dell’attività economica. La globalizzazione comporta non solo l’estensione geografica dell’attività economica oltre i confini nazionali, ma l’integrazione funzionale di tali attività disperse a livello internazionale (vedi in basso: Potere d’Agenzia e Potere Strutturale).

Aspetti della globalizzazione
Lee, Eckhardt ed Holden hanno esaminato la letteratura di sanità pubblica sulla globalizzazione dell’industria del tabacco, tra il 1980 e 2016, selezionando 76 articoli, individuando quattro aspetti:

  • Influenza politica del settore del tabacco: in 44 articoli è stato descritto come le Compagnie Transnazionali del Tabacco hanno indebolito le politiche di controllo del tabacco a livello nazionale in paesi dell’Europa, Asia, Medio Oriente, e in Africa.  Alcuni studi si concentrano sull’influenza sulla politica a livello regionale e globale attraverso organismi internazionali, accordi commerciali e di investimento, enti di sanità pubblica.
  • Marketing nei mercati emergenti. Secondo 30 articoli, la vendita del tabacco nei paesi a basso e medio reddito è stata perseguita attraverso sofisticate strategie di marketing che promuovono lo stile di vita occidentale e lo sviluppo di prodotti per nuovi mercati. Ad esempio, Marshall (1991) attribuisce al marketing aggressivo condotto a partire dal 1980 nei paesi delle isole oceaniche, il passaggio dal “tabacco coltivato in casa” alle sigarette prodotte commercialmente.
    Knight e Chapman (2004b) hanno descritto come le Compagnie Transnazionali del Tabacco abbiano usato i temi della musica, dello spettacolo, dell’avventura, dello sport, del glamour e dell’indipendenza “per costruire una cultura del tabacco” tra i giovani asiatici. Le Compagnie in Giappone “hanno sviluppato un mercato redditizio per sigarette “light e a basso contenuto di catrame”, giocando sul concetto leggerezza-sottigliezza. Utilizzando le star cinematografiche di Hollywood, la British American Tobacco “ha cercato di trasferire in Cina e Taiwan i valori associati al marchio di lifestyle “London’s Ministry of Sound”, un’etichetta di distribuzione di brani musicali, divenuta una leggenda nella scena mondana londinese ed un marchio internazionale. Le Compagnie hanno superato barriere culturali e istituzionali radicate, identificando i giovani come più facilmente inclini ad accettare i marchi importati e utilizzando nuovi canali di distribuzione e attività promozionali. Japan Tobacco International ha risposto alla concorrenza delle compagnie straniere imitando le loro strategie di marketing.
  • La liberalizzazione dell’accesso ai mercati e alla crescita dei Compagnie Transnazionali del Tabacco nei mercati emergenti, secondo 25 articoli (33%). In molti casi, ciò è stato ottenuto attraverso l’influenza politica, incoraggiando i paesi a liberalizzare il commercio e gli investimenti nel tabacco, a privatizzare le imprese statali e a costruire joint venture. Questa letteratura descrive le Compagnie Transnazionali del Tabacco che si sono espanse attraverso acquisizioni in America Latina a partire dagli anni ’60, crescendo in Africa dagli anni ’70, e facendo pressione per aprire i mercati asiatici a partire dagli anni ’80. Ad esempio, il processo di liberalizzazione, facilitato dallo stato sotto l’egida delle istituzioni internazionali, ha spianato in Turchia la strada all’espansione del mercato. E nell’Europa orientale, alla liberalizzazione che fece seguito alla fine della Guerra Fredda. Altri processi come la privatizzazione , le tariffe e la tassazione, i diritti di proprietà intellettuale e i meccanismi di risoluzione delle controversie tra stato e investitori, sono stati utilizzati per facilitare l’accesso al mercato e la crescita del Compagnie del Tabacco.
    E’ stato anche utilizzato il contrabbando di sigarette su larga scala in Europa orientale, Asia, Africa e Medio Oriente per aggirare gli ostacoli alle  importazioni eretti da alcuni paesi (con i divieti e le quote di importazione), minando la regolamentazione e costruendo la presenza del marchio in preparazione dell’apertura del mercato.
  • Il consolidamento strutturale del settore, è stato evidenziato in quattro articoli:
    – è stato descritto come “le mega fusioni e acquisizioni hanno cambiato radicalmente il volto dell’industria mondiale delle sigarette” e hanno creato “un mercato sempre più globalizzato”.
    – é stato esaminato un periodo di 20 anni dai primi anni ’90, in cui ci sono state fusioni e acquisizioni che hanno portato alla formazione di quattro grandi compagnie di tabacco transnazionali che, secondo Holden e Lee (2009) “operano in modo essenzialmente oligopolistico occupando posizioni di mercato fortemente protette da barriere all’ingresso”.

Potere d’agenzia e Potere strutturale nella globalizzazione dell’industria del tabacco
Il potere di agenzia è la capacità delle società di agire in modo indipendente per raggiungere i fini desiderati. Le imprese possono esercitare potere di agenzia attraverso varie forme di impegno politico e partecipazione istituzionale.
Il potere strutturale si esercita in situazioni in cui i governi sono costretti a favorire gli interessi dell’industria senza che le imprese debbano intraprendere azioni esplicite. La globalizzazione, aumentando la mobilità del capitale, tende ad aumentare il potere strutturale delle imprese. Poiché gli investimenti sono una fonte fondamentale di produzione, occupazione, consumo e, di conseguenza, di entrate fiscali, l’opportunità per le imprese di spostare le operazioni fuori da un’economia nazionale può costringere il governo ad agire in modo favorevole agli interessi delle imprese.

Potere d’agenzia
In 72 (95%) degli articoli, l’attenzione è posta sull’impiego del potere di agenzia da parte dell’industria del tabacco per ottenere risultati favorevoli. Il potere di agenzia è stato esercitato:

  • in contesti nazionali specifici, per influenzare la ricerca scientifica e la politica.
  • a livello regionale o internazionale, nonché attraverso terze parti.
  • per bloccare le politiche di controllo del tabacco e promuovere l’uso del tabacco, con una varietà di tattiche, nei paesi a basso e medio reddito.
  • usando “il contenzioso interno e l’arbitrato internazionale per colpire i paesi a basso e medio reddito” per ostacolare sistematicamente la legislazione vigente sul controllo del tabacco”.
  • per influenzare la Convenzione quadro per il controllo del tabacco: durante i negoziati, l’industria si assicurò l’adesione di delegazioni nazionali, cercò di minare l’OMS ed esercitò pressione sui delegati. L’Associazione internazionale dei coltivatori di tabacco (ITGA), finanziata dall’industria, mobilitò gli agricoltori per influenzare i negoziati della Conferenza delle parti e bloccò l’adozione degli articoli 9 e 10 della Convenzione e gli articoli 17 e 18. Wipfli (2015) descrive l’attività di lobby del settore sui delegati, la presenza nelle delegazioni nazionali, l’ingaggio di consulenti privati e di organizzazioni di terze parti a sostegno delle posizioni dell’industria e l’opera tesa a sviare l’attenzione dalla regolamentazione verso la prevenzione della gioventù e i codici volontari, concludendo che: Nonostante la sua presunta esclusione, la presenza dell’industria del tabacco è stata avvertita durante i negoziati della Convenzione quadro per il controllo del tabacco. Le argomentazioni dell’industria hanno costituito la spina dorsale di molti dei dibattiti più controversi tra paesi, e il loro impatto è evidente nel testo finale di molte disposizioni chiave del trattato. (Wipfli, 2015: 52)

Potere strutturale
La globalizzazione tende ad aumentare il potere strutturale delle società nelle loro relazioni con gli stati, principalmente aumentando le opportunità di uscire da una determinata economia nazionale. Come le altre aziende manifatturiere le società del tabacco sono relativamente mobili e devono tenere conto sia della domanda di prodotti del tabacco che dell’offerta (la produzione). Dal lato dell’offerta, devono essere in grado di coltivare o reperire foglie di tabacco in modo economicamente conveniente e fabbricare sigarette e altri prodotti del tabacco da essa. In ciò l’industria ha un potere strutturale nei paesi la cui economia si basa sull’occupazione nella coltivazione di foglie o nella fabbricazione di sigarette, dalle imposte sul reddito e dai proventi delle esportazioni che ne derivano. Il loro potere strutturale nei confronti dei governi di questi paesi aumenta quando ci sono molti paesi che possono essere una alternativa per la produzione. Più il paese dipende dall’industria del tabacco per l’occupazione ecc., più è probabile che il governo si opporrà alle politiche efficaci di controllo del tabacco, a livello nazionale e globali. Nel mondo, circa 10 milioni di lavoratori sono impiegati nella coltivazione del tabacco e quasi 2 milioni impiegati nella produzione di prodotti del tabacco. (Holden and Lee, 2009). La tendenza è quella di spostare la coltivazione del tabacco nei paesi in via di sviluppo.
Le Multinazionali deI tabacco hanno tentato di sfruttare la dipendenza economica di alcuni paesi in via di sviluppo, per sostenere che il problema del controllo del tabacco è una questione di paesi ad alto reddito. La relazione tra l’essere un paese produttore di tabacco e la sua decisione di adottare la Convenzione quadro sul controllo del tabacco dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) è ambigua: Cina, India e Turchia, tre dei maggiori produttori di tabacco al mondo, hanno ratificato la Convenzione, mentre l’Indonesia non l’ha firmata e gli USA non la hanno ratificata. Il Malawi e lo Zimbabwe, i due paesi più dipendenti dal tabacco, non la hanno firmata.
Mentre solo pochi paesi sono realmente dipendenti dalla coltivazione del tabacco, c’è un gran numero di paesi che coltivano tabacco e la tabacchicoltura cresce facilmente in diversi tipi di suolo, per queste ragioni le multinazionali hanno un’ampia possibilità di manovra.

Implicazioni per la salute globale
Il riconoscimento della globalizzazione dell’industria del tabacco e del suo impatto sulla salute della popolazione hanno provocato una reazione globale che ha portato, tra l’altro, alla Convenzione sul controllo del tabacco. Il processo di negoziazione della Convenzione e la successiva attuazione hanno avuto un notevole successo nello spostare il dibattito pubblico, prima focalizzato sulla responsabilità personale e sui cambiamenti comportamentali, alle misure di controllo del tabacco nell’ambito della governance globale.
La Convenzione è uno sforzo di governance finalizzata alla protezione della salute, ma esistono forme di governance economica globale che sono utilizzate dall’industria del tabacco. Bisogna anche tener conto che l’osservanza delle regole delle organizzazioni economiche internazionali, come la Banca Mondiale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio, è sorretta da dure sanzioni, imposte ad esempio con le condizioni poste al prestito oppure le sanzioni commerciali. Invece la Convenzione è un trattato internazionale vincolante ma privo di meccanismi obbligatori di applicazione o di sanzioni per la non conformità.

Gli obblighi previsti dalla Convenzione sul controllo del tabacco e quelli previsti dagli accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (la cui azione è finalizzata a liberalizzare i mercati, prevenire una regolamentazione più forte, proteggere i brevetti) possono essere in conflitto tra loro e l’industria può approfittarne. Per esempio, l’Accordo sui diritti della proprietà intellettuale e altri accordi internazionali sono stati usati dalle compagnie del tabacco per opporsi all’adozione del plain packaging e agli obblighi sulla trasparenza sugli ingredienti e l’etichettatura. Le compagnie transnazionali del tabacco possono così sfidare le misure di controllo del tabacco sul piano del diritto internazionale del commercio.

Per approfondire: questo post è tratto essenzialmente da poche fonti:
– Brandt AM. The cigarette century Basic Books: New York, 2007. Part V Globalization pp. 449-491.
– Lee K, Eckhardt J, Holden C. Tobacco industry globalization and global health governance: towards an interdisciplinary research agenda Palgrave Commun. 2016; 2: 16037
– Holden C, Lee K. Corporate Power and Social Policy: The Political Economy of the Transnational Tobacco Companies. Glob Soc Policy. 2009 December 1; 9(3): 328–354. doi:10.1177/1468018109343638
– Wipfli H. The Global War on Tobacco: Mapping the World’s First Public Health Treaty. Johns Hopkins University Press; Baltimore, MD: 2015.
– Bilano V, et al. Global trends and projections for tobacco use, 1990-2025: an analysis of smoking indicators from the WHO Comprehensive Information Systems for Tobacco Control. Lancet. 2015 Mar 14;385(9972):966-76. doi: 10.1016/S0140-6736(15)60264-1