Mito numero 7. Le politiche contro il tabacco danneggiano gli agricoltori

Lo sostengono le associazioni dei coltivatori, dietro cui si nascondono le multinazionali del tabacco

MITO

Rappresentanze di agricoltori del settore del tabacco come l’Associazione Internazionale dei Tabacchicoltori (ITGA – International Tobacco Growers’ Association) sostengono che le misure di controllo del tabacco, riducendo la domanda di foglie, causano povertà nelle regioni produttrici di tabacco e una situazione disperata per i piccoli proprietari che affermano di non avere alternative raccolto.

Quali sono gli argomenti della lobby

  • Un argomento spesso utilizzato contro l’introduzione di misure di controllo del tabacco è che la coltura del tabacco è l’unico mezzo di sostentamento dei coltivatori.
    • Così è stato in Argentina e Malawi per impedire la ratifica della Convenzione quadro dell’OMS per il controllo del tabacco,
    • in India per bloccare l’introduzione di avvertenze pittoriche sui pacchetti,
    • contro il divieto dei pacchetti da 10 sigarette in Malaysia
    • contro l’introduzione di un piano di controllo del tabacco in Uganda.
  • Si sostiene che le misure di controllo del tabacco possono portare a una riduzione della domanda di foglie di tabacco, ad aumentare il contrabbando e mettere sotto pressione i prezzi [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] .
  • Il controllo del tabacco viene presentato come contrapposto agli obiettivi economici e di sviluppo, come la lotta alla povertà e alla fame, importanti per molte regioni produttrici di tabacco nel Sud del mondo, dove viene coltivato il 90% delle foglie di tabacco.
  • Viene sostenuto che il controllo del tabacco avrebbe conseguenze disastrose per i paesi produttori di tabacco, come il Malawi, che ricava il 50% dei proventi in valuta estera dalle esportazioni di foglie. La narrazione “No Tobacco, no life in Malawi” afferma che i regolamenti causerebbero un crollo istantaneo della domanda di foglie di tabacco senza opportunità di reddito alternative [19] [22] [23].

Le organizzazione dei coltivatori sono utilizzate dalle multinazionali per ostacolare sistematicamente la Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco

  • L’industria del tabacco, attraverso ITGA, che è praticamente un suo gruppo di facciata, mobilita gli agricoltori per opporsi ai regolamenti attuativi della Convenzione. Ad esempio, quando le linee guida per gli articoli 9 e 10 (sul contenuto dei prodotti del tabacco) erano all’ordine del giorno della 4a sessione della Conferenza delle parti (COP4), in Uruguay, nel 2010, l’ITGA ha organizzato un campagna globale e ha promosso la disinformazione sostenendo che le linee guida avrebbero comportato il divieto di certi tipi di tabacco, mettendo così milioni di contadini sul lastrico. Inoltre, le delegazioni della COP4 di vari paesi produttori di tabacco comprendevano rappresentanti dei ministeri dell’Agricoltura e di comitati del tabacco che si sono espressi in opposizione al progetto di linee guida per gli articoli 9 e 10, allo scopo di ritardare una decisione. L’associazione europea dei produttori di tabacco UNITAB ha sostenuto la protesta e ha inviato una lettera al Presidente della Commissione europea Barroso [9] [10] [11] [12].
  • Dopo la sesta sessione della Conferenza delle parti (COP6) a Mosca, in Russia, nel 2014, la Philip Morris International si è congratulata con il suo personale per aver esercitato pressione contro un irrigidimento delle raccomandazioni per gli articoli 17 e 18 (su mezzi di sussistenza alternativi per i coltivatori di tabacco e la salute dei lavoratori del tabacco): “la raccomandazione che i governi dovrebbero cercare di spostare i coltivatori di tabacco verso mezzi di sussistenza alternativi sono state rimosse, un risultato molto positivo” [13] [14].
  • I documenti interni della Philip Morris descrivono le proteste degli agricoltori in vista della settima sessione della Conferenza delle parti (COP7) a Nuova Delhi, in India, nel 2016. Non è noto se la Philip Morris abbia organizzato le proteste, ma i coltivatori di tabacco insieme all’industria del tabacco hanno spinto il Tobacco Institute of India a inviare una petizione di 6.000 pagine al governo indiano e gli agricoltori hanno protestato davanti agli uffici dell’OMS, chiedendo di essere protetti dai regolamenti della Convenzione [13] [15].
  • L’Unione internazionale dei coltivatori di tabacco (UNITAB), che rappresenta i coltivatori europei di tabacco, ed è sponsorizzata dall’industria del tabacco, ha fatto pressione sullo sviluppo della direttiva sui prodotti del tabacco dell’Unione europea (TPD), che regola la produzione e la vendita di tabacco nell’UE. Questa direttiva è entrata in vigore nel 2014, con un ritardo di 5 anni, in parte causato dagli sforzi della lobby dell’industria del tabacco e dei gruppi di facciata ad essa legati. Il segretario generale di UNITAB, François Vedel, ha affermato che le disposizioni proposte relative alla direttiva potrebbero avvantaggiare la mafia e distruggere l’occupazione rurale [12] [16] [17].
  • Sono stati inoltre formulati messaggi allarmanti sullo sviluppo e l’adozione di raccomandazioni per gli articoli 17 e 18 della Convenzione che mirano specificamente a sostenere mezzi di sussistenza alternativi per i coltivatori e i lavoratori del tabacco. È stato affermato a torto che queste raccomandazioni vieterebbero o limiterebbero l’attività di coltivazione del tabacco [9] [18] [19] [20] [21].

REALTA’

Quello delle foglie di tabacco è un mercato globale
Un numero molto limitato di multinazionali commercializza e controlla la maggior parte della produzione globale di foglie di tabacco a livello internazionale, pertanto le misure di controllo del tabacco in qualsiasi paese non hanno un impatto diretto sui coltivatori di tabacco in quel paese. Le eccezioni sono la Cina, dove la maggior parte della produzione di tabacco viene consumata sul mercato interno, l’India dove la produzione di bidis è locale e pure il consumo e, infine, l’Argentina dove gli agricoltori ricevono sussidi dalle tasse sul consumo locale di sigarette. Pertanto, in soli tre paesi, le misure nazionali di controllo del tabacco colpiscono i coltivatori dello stesso paese.

La riduzione della domanda di foglie è lenta e lascia il tempo per trovare altre forme di sostentamento per i contadini
Sulla base dei trend attuali del consumo globale di tabacco, la domanda di foglie è destinata a diminuire lentamente nei prossimi decenni. Questa tendenza è in parte rallentata dalla crescita della popolazione e dall’aumento del consumo nei paesi a reddito medio-basso. Per la lenta riduzione dei consumi, la gran parte dell’attuale generazione di tabacchicoltori non sarà influenzata dalle misure di controllo del tabacco. E proprio perché la riduzione in corso è lenta, c’è il tempo di iniziare ad attuare misure per sostenere l’anello più debole nella filiera del tabacco: i coltivatori di tabacco [28].

I paesi della coltivazione di foglie sono in gran parte i più poveri
L’industria del tabacco sostiene di essere benefattrice dei paesi della coltivazione del tabacco, che spesso sono gli stessi paesi che sopportano il peso maggiore dell’epidemia globale di tabacco. Si tratta di paesi a basso e medio reddito, dove si verifica oramai l’80% delle morti legate al tabacco.
Oltre alle tragiche conseguenze per le famiglie colpite, l’epidemia di tabacco causa costi diretti e indiretti a governi, economia e società. Nella sola Indonesia, le malattie causate dal fumo provocano 7 miliardi di dollari in costi diretti e indiretti ogni anno. Ciononostante, l’industria del tabacco continua a promuovere aggressivamente il fumo tra i giovani ed altri gruppi vulnerabili e mina la politica di controllo del tabacco con tutti i mezzi possibili, comprese tattiche di lobbying dirette e nascoste, minacce, corruzione e costose cause internazionali [5] [30] [31] [ 32].

La domanda di foglie di tabacco diminuirà gradualmente
L’attuazione di rigide misure di controllo del tabacco nella maggior parte dei paesi con alti tassi di consumo di tabacco determinerà, nei prossimi decenni, una riduzione graduale della domanda globale di foglie e un declino graduale dei posti di lavoro nella coltivazione del tabacco. Gli sviluppi tecnologici dell’industria del tabacco potranno avere un effetto più immediato, indipendentemente dalle misure di controllo del tabacco. Negli ultimi decenni, l’industria è riuscita a ridurre la quantità di foglia di tabacco necessaria per la produzione delle sigarette, utilizzando tecnologie come il tabacco espanso con ghiaccio secco. Dagli anni ’60 a oggi, il numero di sigarette prodotte è triplicato, ma la produzione globale di foglie di tabacco è solo raddoppiata [28] [30].

Le multinazionali negoziano i prezzi da posizioni di forza
I prezzi e la domanda di foglie di tabacco sono controllati da un pugno di multinazionali che mirano a indebolire la posizione contrattuale dei coltivatori di tabacco e a trasferire la produzione in paesi e regioni i costi della manodopera sono minori e più bassi gli standard ambientali. Le multinazionali hanno l’interesse di mantenere l’offerta di foglie elevata in modo da poterne controllare il prezzo. Più volte, è stato scoperto che le società che acquistano foglie di tabacco si erano accordate sui prezzi , ad es. in Malawi, in Spagna e in Italia. Per compensare i bassi prezzi pagati dalle aziende, gli agricoltori usano spesso, come manodopera non retribuita, i loro figli, in violazione della Convenzione n. 182 (lavoro minorile) dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia.

La produzione di tabacco ha un impatto negativo su molti degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite come: “Porre fine a ogni forma di povertà nel mondo”, “fame zero!”, “Buona salute e benessere”, “Istruzione di qualità” e “Vita sulla terra” (obiettivi 1, 2, 3, 4 e 15) [23] [30] [33] [34] [35] [36] [37] [38].

In realtà, l’Associazione internazionale dei coltivatori di tabacco (ITGA) non è una legittima rappresentante dei piccoli agricoltori e dei lavoratori del tabacco, ma un gruppo di facciata dell’industria del tabacco, promosso dalla British American Tobacco e da altre compagnie di sigarette con l’obiettivo di usare la sua apparente “integrità” contro le politiche di controllo del tabacco e di “assicurare che i coltivatori aderiscano alla politica dell’industria evitando che l’organizzazione globale lavori a coalizzare i coltivatori contro i produttori”, come descritto in un documento del 1988 del think tank INFOTAB, legato all’industria del tabacco. Le aziende produttrici di tabacco stanno sostenendo i membri di ITGA fino ai giorni nostri, influenzando la sua posizione sui diritti dei coltivatori relativamente a retribuzione dignitosa e ad altri diritti [9] [10] [39] [40] [41].

Alternative sostenibili alla coltivazione del tabacco sono già state implementate in un certo numero di paesi produttori di tabacco in tutto il mondo, ad esempio un programma nazionale di diversificazione in Brasile, coltivazione e lavorazione del bambù in Kenya, produzione di una fibra tessile (kenaf) in Malesia, colture alimentari in Bangladesh e coltivazione della stevia (usata come dolcificante) nell’Unione europea. Ulteriori ricerche sono condotte con il sostegno, tra l’altro, dell’Unione europea. Paesi come il Malawi e lo Zimbabwe hanno un più urgente bisogno di individuare alternative valide, perché dipendono economicamente dalle esportazioni di tabacco. Ciò li rende vulnerabili alle fluttuazioni della domanda globale di foglie e all’andamento dei prezzi del tabacco che hanno contribuito a una grave crisi economica in Malawi nel 2011 [4] [10] [23] [42] [43] [44] [45] [46] [47].

I paesi ad alto reddito dovrebbero sostenere i paesi produttori di tabacco nella ricerca e nei servizi per introdurre colture alternative a quella del tabacco. Il Nord del mondo ha un obbligo speciale poiché la maggior parte dell’onere della produzione e del consumo di tabacco è a carico del Sud del mondo, mentre i profitti delle multinazionali del tabacco (e di conseguenza i proventi delle tasse) confluiscono nel Nord. È necessaria un’ulteriore cooperazione, in linea con gli articoli 17, 18, 20 e 26 della Convenzione e l’obiettivo 17 dello sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite [30] [38] [45] [48].

Messaggi chiave

  • Quando le misure di controllo del tabacco vengono discusse e attuate in un paese produttore di tabacco l’industria del tabacco e i gruppi di agricoltori sostengono che il tabacco è un raccolto redditizio che aiuta ad alleviare la povertà e le misure di controllo provocheranno una riduzione dei redditi.
  • Le misure di controllo del tabacco non provocano un calo improvviso, ma un lento declino della domanda di foglie soprattutto da parte di paesi che non coltivano tabacco. La maggior parte delle foglie di tabacco è commercializzata a livello internazionale, quindi un calo del consumo in un singolo paese ha un impatto limitato sui coltivatori di tabacco in quello stesso paese.
  • Per decidere sui prezzi delle foglie, le multinazionali del tabacco mettono gli agricoltori in una posizione di contrattazione debole e ciò causa povertà, insicurezza alimentare e lavoro minorile nelle regioni di coltivazione del tabacco.
  • Esistono mezzi di sostentamento alternativi sostenibili, in linea con l’articolo 17 della Convenzione, già sperimentati in diversi paesi, ma sono necessari più ricerca, più progetti pilota e l’aiuto agli agricoltori affinché si preparino prima che la domanda delle foglie diminuisca in futuro.
  • La principale minaccia posta nel tempo dal tabacco, in qualsiasi, paese rimane la minaccia per la salute dei fumatori e di coloro che sono colpiti dal fumo passivo e dei relativi costi sanitari, ambientali e sociali.
  • Le misure di controllo del tabacco non danneggiano direttamente i coltivatori. Non porta a un improvviso calo della domanda di foglie. È l’industria del tabacco dominata da un pugno di multinazionali che impone bassi prezzi agli agricoltori, causando povertà, lavoro minorile e altri danni nelle regioni di coltivazione del tabacco.

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