Quali sono le basi fisio-patologiche dell’ipotesi di associazione fumo – Covid-19

Per ogni boccata, circa 35 cm3 di fumo con 7mila e più diverse sostanze tossiche, pervadono l’apparato respiratorio. Un fumatore di circa 12 sigarette al giorno, la media di quele fumate dai fumatori italiani, inalerà ogni giorno 3000- 4000 cm3 di fumo, causa spesso determinante di patologie, in particolare, quelle dell’apparato broncopolmonare e di quello cardiovascolare. Fra le sostanze tossiche inalate, particolarmente importanti per l’apparato respiratorio sono:
a) le sostanze irritanti, sotto forma di polveri (fenoli, acidi organici, aldeidi etc.) e in forma di gas (formaldeidi, biossido di azoto, acetone, etc.). Esse provocano irritazione delle mucose respiratorie;
b) gli ossidanti e radicali liberi, attraverso processi di perossidazione provocano l’invecchiamento delle mucose bronchiali, determinando la progressione della bronchite cronica verso una forma ostruttiva (Broncopneumopatia Cronico Ostruttiva) e l’enfisema. In una sola boccata di fumo è contenuta una quantità impressionante di queste molecole: 1015 (1 con 15 zeri, un numero impronunciabile) per la fase gassosa e 1017 per le polveri.
Sostanze irritanti e radicali liberi determinano un’alterazione delle ciglia vibratili della mucosa bronchiale, riducendo la loro capacità d fare la pulizia dei bronchi, la cosiddetta clearance muco-ciliare.
Con la progressiva paralisi delle ciglia vibratili, la funzione di nastro trasportatore perde efficienza, con conseguente ristagno di secrezioni, polveri, batteri che, nel bronchitico cronico, vanno a formare un nutrimento ideale per la crescita dei batteri e le conseguente sovra-infezioni  da parte di virus e batteri. In tal modo si avvia il circolo vizioso in cui la bronchite cronica, passando spesso attraverso la forma ostruttiva, si trasforma in enfisema polmonare ed esita, in alcune persone, in broncopolmonite.