Politica Cedevole alle lobby: la storia dell’emendamento del Senatore Nannicini

Nel corso del dibattito parlamentare sulla conversione in legge del DDL n. 1766, il decreto Cura Italia, Il Senatore Tommaso Nannicini ha presentato un emendamento (n. 3.0.1) che mira a rafforzare “l’assistenza socio-sanitaria e domiciliare attraverso una rimodulazione della tassazione sui prodotti da tabacco riscaldato”. L’emendamento accoglieva una proposta di Cittadinanzattiva. La stima del gettito procurato dalla misura era di 1 miliardo e 200 milioni di euro in tre anni.
La British American Tobacco, che è presente nel settore del tabacco riscaldato, aveva espresso il suo assenso e della riduzione dello sconto fiscale, con una lettera al Segretario Generale di Cittadinanzattiva e ai Ministri dell’Economia e della Salute.

Al primo firmatario Tommaso Nannicini (PD) si sono aggiunti Mauro Antonio Donato, Alan Ferrari, Mauro Laus, Daniele Manca e Mino Taricco, sempre del Partito Democratico; Gianni Girotto, Barbara Guidolin, Simona Nunzia Nocerino, Iunio Valerio Romano del M5S; Annamaria Parente e Daniela Sbrollini, di Italia Viva; Pietro Grasso e Francesco Laforgia, per LeU; Paola Nugnes, del Gruppo Misto; Paola Binetti di Forza Italia.

Bocciato l’emendamento del Senatore Nannicini ed altri 15 Senatori: la maggioranza dice no

A seguito dell’appello del Professore Garattini, Cittadinanza attiva ed altre organizzazioni della società civile avevano promosso l’iniziativa di un atto normativo che eliminasse, almeno in parte, l’indebito privilegio fiscale. Il Senatore Nannicini, assieme agli altri parlamentar, avevano presentato l’emendamento, il cui punto debole era di colpire la Philip Morris che domina il mercato del tabacco riscaldato in Italia (il quotidiano riporta una stima del 99,9%) e che proprio in Italia ha concentrato vicini Bologna la fabbrica degli iQOS.

Il retroscena politico

Ecco la cronaca da L’Inkiesta: “I primi che si sono mossi contro l’emendamento sono stati i Cinque Stelle, con la viceministra Laura Castelli che ha proposto addirittura di recuperare le risorse per l’assistenza domiciliare dal fondo per la sanità piuttosto che aumentare le tasse sui prodotti di Philip Morris. Una mossa che conferma quanto i lobbisti della big del tabacco americano siano in stretto collegamento con il Movimento. Tant’è che Philip Morris non a caso risulta tra i clienti della Casaleggio Associati, con un contratto di consulenza da 500mila euro. E non certo perché a una grossa multinazionale mondiale occorrano i servizi di una piccola srl.”
Ma il veto è arrivato anche dai vertici del Pd. I Dem emiliani, dopo anni di rapporti collaudati con Philip Morris, sarebbero saltati sulla sedia davanti al testo dell’emendamento. E anche questa non è una sorpresa. Nella fabbrica della zona industriale di Crespellano, inaugurata nel 2016 dall’allora premier Matteo Renzi, ha fatto tappa il segretario Nicola Zingaretti nel corso della campagna elettorale delle ultime elezioni regionali. E lo stesso governatore emiliano Stefano Bonaccini più volte ha citato il caso di Philip Morris come esempio della capacità attrattiva della sua regione.”

A nulla è servito la dichiarazione della British American Tobacco, che si è detta d’accordo con l’applicazione della riduzione dello sconto fiscale sul tabacco riscaldato nel nome dell’interesse nazionale (la British American Tobacco ha un suo prodotto a tabacco riscaldato che copre una quota minima del mercato).