Il Ministero della Salute afferma che i prodotti a tabacco riscaldato non possono essere considerati a rischio ridotto

La Sottosegretaria Sandra Zampa lo ha comunicato alla Camera dei Deputati: le cose che ha detto e quelle che non ha detto

In risposta alla interrogazione dei Deputati Cecconi e Scelli, ha detto che:
Nel corso del 2018 l’Istituto Superiore di Sanità ha analizzato la documentazione tecnica fornita dalla Philip Morris relativa ai prodotti a tabacco riscaldato denominato. In base alle analisi dell’Istituto, non è possibile:
1) riconoscere che le IQOS producano meno sostanze tossiche rispetto alle sigarette tradizionali;
2) stabilire il potenziale di riduzione del rischio dei prodotti a tabacco riscaldato rispetto ai prodotti da combustione per quanto riguarda la riduzione della mortalità e morbilità correlate al fumo.

A fronte del calo dei fumatori, passato da 0,7 per cento annuo del periodo 1993 – 2003 all’1,3 per cento annuo del 2004 – 2019, c’è stata la rapidissima ascesa delle vendite dei prodotti a tabacco riscaldato che, da quando sono stati introdotti nel mercato a fine 2014, hanno costantemente incrementato le vendite ogni trimestre fino a diventare nel 2019 il terzo prodotto più consumato in Italia.

L’Italia non intende usare le IQOS per una strategia di mitigazione del danno del fumo di tabacco

Continua la Sottosegretaria: nonostante le conclusioni dell’ISS sul prodotto in esame, le aziende produttrici ne sostengono l’uso in un’ottica di «riduzione del danno».
Allo stato attuale delle conoscenze tale approccio non può essere adottato quale strategia di salute pubblica, che mira invece alla disassuefazione dal fumo e dall’utilizzo di prodotti del tabacco o contenenti nicotina.
Sarebbe, pertanto, auspicabile poter disporre di studi indipendenti, tenendo conto che non è possibile ad oggi avere informazioni circa gli effetti di un uso prolungato a lungo termine di tali prodotti, data la relativamente recente introduzione degli stessi sul mercato.

Le cose che la Sottosegretaria Zampa non ha detto

La Sottosegretaria ha auspicato che si avviino ricerche indipendenti, ma chi dovrebbe promuovere queste ricerche? Con quali risorse?
La situazione della ricerca su salute e tabacco in Italia oggi è questa:
Ci sono pochissimi ricercatori indipendenti che si dedicano al tabacco ed operano con le poche risorse che recuperano partecipando a progetti europei oppure con fondi di istituto, nell’Istituto Superiore di Sanità, in istituti di ricerca e accademici.
Da solo, il COHEAR dell’Università di Catania guidato dal Professor R. Polosa e dedicato alla riduzione del danno, finanziato dalla Philip Morris tramite la Foundation for a Smoke Free World per 22 milioni di Euro, secondo quanto reso noto da Report.
La storia insegna che l’industria del tabacco usa i ricchi finanziamenti alla ricerca per orientarla ai suoi fini ed asservire gli scienziati.

Un membro del Governo non dovrebbe esprimere auspici ma dire cosa si impegna a fare per favorire la ricerca indipendente sui rischi del tabacco riscaldato.

Con i 400 milioni di euro, di sconto fiscale, che l’Italia le regala ogni anno, la Philip Morris mette su il suo bel marketing, promuove la sua bella attività di ricerca, le sue azioni di responsabilità sociale, la sua attività di lobby che inquina le decisioni politiche e la sua campagna di seduzione rivolta ai medici. Intanto, i ricercatori indipendenti fanno il giro delle sette chiese col cappello in mano per poter fare l’unica cosa che interessa davvero sapere: ma il tabacco riscaldato fa meno male del tabacco combusto? oppure abbiamo a che fare con l’ennesimo gioco illusionistico come è successo con le sigarette col filtro, quelle light, mild, slim e tutte le cialtronerie cui ci ha abituato un’industria che intanto continua a fare 8 milioni di morti all’anno in tutto il mondo?

Fonte: Quotidiano Sanità
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