Indagati per corruzione alti dirigenti del settore Tabacchi dell’Agenzia dei Monopoli e personale Philip Morris

La Polizia di Stato informa di aver svelato un sistema corruttivo consolidato nel tempo che vede coinvolti la PHILIP MORRIS Italia e dirigenti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che sarebbero stati corrotti

Secondo la Polizia alcuni dirigenti dei Monopoli di Stato, con potere decisionale in merito al controllo sulla produzione, distribuzione e vendita dei tabacchi lavorati, hanno favorito illecitamente la “PHILIP MORRIS Italia” a discapito degli altri produttori concorrenti. In cambio della promessa di assunzione di persone segnalate dagli stessi dirigenti pubblici e di altre utilità.
La condotta fraudolenta avrebbe riguardato l’emanazione del decreto annuale di fissazione delle accise sui tabacchi che sarebbe stato ritardato su pressione dell’allora Direttore Centrale Accertamento e Riscossione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che agiva d’accordo con un manager della Philip Morris Italia.

Secondo la Polizia di Stato, l’influenza della Philip Morris all’interno della Agenzia sarebbe tale da renderla capace di favorire le carriere apicali, in particolare, nell’ambito di una riorganizzazione delle direzioni dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, la Philip Morris avrebbe brigato affinché l’incarico di Direttore Centrale delle Accise e dei Monopoli venisse affidato a un uomo asservito alla compagnia.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha deciso di sospendere i funzionari coinvolti dai loro incarichi (leggi comunicato del MEF), ma occorre un approfondimento sui rapporti che appaiono vischiosi tra multinazionali del tabacco e dirigenti dell’Agenzia che dovrebbe controllare il loro operato.

Mancanza di trasparenza dell’Agenzia

Se i risultati dell’investigazione saranno confermati, non ci si dovrà meravigliare: la corruzione alligna quando, come nel caso della tassazione sui tabacchi, la normativa è tanto ingarbugliata da consentire decisioni su cui c’è scarsa possibilità di controllo.
Non a caso, mentre la legge di bilancio 2020 aveva stabilito un aumento delle tasse sui tabacchi per finalità di salute (articolo 80), la nota tecnica del MEF andava tutta in senso contrario, fino a giustificare un aumento delle accise davvero irrisorio, inefficace per ridurre i consumi.

La corruzione è solo uno degli strumenti che l’industria usa per interferire nella formazione delle politiche sul tabacco

Non si deve sminuire la gravità di questo episodio, ma bisogna ricordare che l’industria interviene a vari livelli e con varie tattiche per interferire nella regolamentazione del tabacco e boicottare ogni misura in grado di minacciare i suoi profitti. Ed è per questo che è importante l’articolo 5.3 della Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco Protezione delle politiche dalle pressioni dell’industria del tabacco, in base al quale l’industria del tabacco non deve avere voce in capitolo per quanto concerne la definizione delle politiche per la salute. Leggi su questo la versione  in italiano delle Linee guida per l’attuazione dell’articolo 5.3 della Convenzione.

Per approfondire:
LE TATTICHE DELL’INDUSTRIA DEL TABACCO PER RESISTERE ALLE POLITICHE PUBBLICHE PER LA SALUTE

Leggi anche il Comunicato de