L’esperienza della pandemia può ispirare i Paesi per eliminare l’industria del tabacco

in un editoriale su Lancet, la visione dell’endgame del tabacco, oggi

John PA Ioannidis, Prabhat Jha, un epidemiologo e un economista, due importanti studiosi pubblicano, sull’autorevole The Lancet, un articolo di riflessioni e proposte per una politica che persegua l’eliminazione della fonte dell’epidemia del tabacco, cioè l’industria che promuove il consumo di quello che resta il principale problema modificabile di salute globale.
La maggior parte delle misure antifumo intraprese fino ad oggi, hanno puntato a ridurre la domanda, eppure il mercato del tabacco continua a crescere del 3% all’anno. Per questo motivo è necessario chiedersi come si potrebbe ridurre l’offerta.
L’articolo di Ioannidis e Jha è stato ripreso dal dottor Alberto Donzelli della Fondazione Allineare Sanità e Salute, prima, in una lettera a Quotidiano Sanità e, successivamente, in una delle schede (pillola di buona pratica clinica 160/2021) della stessa Fondazione.

la risposta al COVID-19 offre un precedente per intraprendere azioni drastiche per eliminare l’industria del tabacco

Gli ostacoli alle misure per la riduzione dell’offerta di tabacco sono la paura per le perdite economiche e di posti di lavoro, e la difesa della libertà di scelta personale. Ma la vera barriera è la scarsa esperienza dei governi nell’attuazione di misure per la salute che potrebbero provocare grandi sconvolgimenti dei mercati. COVID-19 è un esperimento naturale: considerazioni di salute pubblica hanno portato a decisioni con importanti ripercussioni socioeconomiche. Sotto la spinta dell’avanzare tumultuoso dell’epidemia e del sovraccarico sui servizi sanitari, i governi hanno osato attuare misure inimmaginate fin ad oggi. Se, con la stessa determinazione, fossero adottate misure di riduzione dell’offerta del tabacco, i vantaggi sarebbero molto superiori perchè il tabacco uccide e ucciderà di più del Covid e, a differenza di questo che uccide i grandi anziani, i decessi causati dal tabacco sono per la metà si verifica in persone di età compresa tra 30 e 69 anni. Oltretutto, il tabacco è anche un determinante delle condizioni chiave che aggravano COVID-19: malattie vascolari, neoplastiche e respiratorie, in gran parte correlate al fumo.
C’è infine da notare che mentre il COVID-19 sarà probabilmente limitato nel tempo, il tabacco causa almeno 5-6 milioni di morti ogni anno.

Gli effetti delle misure anti Covid

Le misure anti COVID-19 hanno sconvolto diversi settori dell’economia:, connessi a viaggi, turismo, ristorazione, intrattenimento e vendita al dettaglio. La quota cumulativa di questi mercati prima del COVID-19 superava di gran lunga il mercato del tabacco che vale 1 trilione di dollari.
Nel secondo trimestre del 2020, il prodotto interno lordo USA è diminuito del 33% e in Europa è stata registrata una diminuzione del 12% su base annua.
Il numero di posti di lavoro persi a causa del COVID-19 in tutto il mondo ammonta a 400 milioni di posti di lavoro a tempo pieno equivalenti, nel solo secondo trimestre del 2020.

Il caso del tabacco

Su 100 milioni di persone della forza lavoro mondiale del tabacco, quelli addetti alla produzione sono solo 1,2 milioni, mentre 40 milioni lavorano nella coltivazione del tabacco e nella lavorazione delle foglie, 20 milioni nei processi del ciclo del tabacco locale e le restanti persone si occupano di distribuzione, vendita e promozione. La maggior parte dei coltivatori e della forza lavoro domestica è sottopagata e apertamente sfruttata dai produttori di tabacco. Una rete di sicurezza potrebbe essere fornita durante un periodo di transizione per ridurre la povertà, simile a quelle attivate per la disoccupazione legata al COVID-19.

Sostituire i posti di lavoro che andrebbero distrutti

Non è un caso se il numero di persone che, ogni anno, cadono al di sotto della soglia di povertà a causa del consumo di tabacco è simile al numero di quanti si stanno impoverendo a causa del COVID-19, del corso di quest’anno.
L’eliminazione dell’industria del tabacco richiederebbe un grande impegno per potenziare i servizi per smettere di fumare, creando nuovi posti di lavoro in questo settore.
Di conseguenza, l’eliminazione dell’industria del tabacco dovrebbe prevedere un periodo di transizione in cui la perdita di posti di lavoro sarebbe compensato dai nuovi impieghi nelle attività di sostegno ai fumatori in astensione e di lotta al contrabbando. Alla fine, le famiglie avrebbero più soldi da spendere in beni e servizi che generano occupazione.

Già nel passato, ci sono state tecnologia che avevano avuto un florido mercato e che sono state eliminate in tempi ragionevolmente breve, ad esempio il commercio del ghiaccio o, più recentemente, le macchine da scrivere.

Durante la pandemia COVID-19 l’industria del tabacco ha continuato a prosperare

Foto di un ristorante nel corso dell’epidemia
(Fonte: quotidiano Repubblica)

Alcuni settori economici, come le compagnie aeree, i ristoranti, quelli del turismo e dell’intrattenimento sono stati pesantemente colpiti dalle misure con cui gli stati cercano di contenere la diffusione del virus pandemico e sono ormai sono a rischio di estinzione.

Invece, l’industria del tabacco sta utilizzando la crisi del COVID-19 a proprio vantaggio. Con più di $50 miliardi di profitto all’anno ($10.000 per morte per tabacco) l’industria del tabacco è in grado di mobilitare le sue potenti milizie che operano nelle relazioni pubbliche, nel marketing, e in campo scientifico per presentarsi con la veste luccicante di un industria moderna, innovativa, tecnologica, benefica, una forza viva della società, grazie a donazioni di dispositivi di protezione, ventilatori e altro supporto sanitario ai governi e il marketing aggressivo di nuovi prodotti.

Una strategia realistica per l’endgame del tabacco

Nell’era COVID-19, grandi mutamenti prima inimmaginabili, diventano possibili. Scartata l’ipotesi semplicistica di ricorrere ai divieti che incontrerebbero la resistenza dell’opinione pubblica e i ricorsi in tribunale, una strategia realistica sarebbe quella di:
– stabilire una chiara data futura in cui le vendite sarebbero vietate, dopo un periodo di transizione con vendite fortemente tassate e permesse solo attraverso i tabaccai;
– rilevare le aziende della tabacchicoltura, nei paesi produttori e imporre restrizioni all’import di tabacco;
– potenziare la lotta al contrabbando.

La Convenzione quadro dell’OMS sul controllo del tabacco e l’ accordo di Parigi su riscaldamento climatico offrono il quadro di riferimento per gli indispensabili accordi di cooperazione internazionale per eliminare l’industria del tabacco, una prospettiva che diventa realistica ora che l’esperienza della pandemia ci ha insegnato che, per affrontare problemi di salute molto gravi, diventano accettabili decisioni ed azioni prima inimmaginabili.

Fonte

John PA Ioannidis, Prabhat Jha. Does the COVID-19 pandemic provide an opportunity to eliminate the tobacco industry? The Lancet Global Health October 26, 2020

Alberto Donzelli. La pandemia come occasione per eliminare l’industria del tabacco? Quotidiano Sanità 9 Marzo 2021

Alberto Donzelli. Pillola di buona pratica clinica n. 160/2021. Fondazione Allineare Sanità e Salute