Sigarette elettroniche (3): cinque proposte per migliorare la regolamentazione

1) MINORI 2) PUBBLICITA’ 3) SVAPO NEI LUOGHI PUBBLICI 4) SORVEGLIANZA 5) POLITICHE FISCALI

1) Proteggere i minori dal rischio di diventare dipendenti dalla nicotina con le e-cigs

Indagare e bloccare i canali di vendita ai minori

Bisogna sconfiggere, presso ragazzi e genitori, l’opinione fatalistica, diffusa online, che non si può evitare di diventare dipendenti e che è meglio svapare la sigaretta elettronica piuttosto che fumare quelle normali. Per evitare di diventare dipendenti dal fumo i nostri ragazzi non hanno bisogna di diventare dipendenti della sigaretta elettronica. Anche NO!
Le sigarette elettroniche sono molto pericolose per i minori e per tutti i non fumatori che possono diventare dipendenti dalla nicotina.
L’attuale regolamentazione è insufficiente: consente ai minori di acquistare sigarette elettroniche ed e-liquid senza nicotina anche dal tabaccaio e di acquistare dispositivi e liquidi su siti online che controllano la raggiunta maggiore età tramite una auto-dichiarazione, per cui il minore può dichiarare il falso oppure assumere una falsa identità. Infine, come per le sigarette tradizionali, i minorenni possono farsi comprare sigaretta elettronica ed e-liquid da un amico maggiorenne.
E’ successo così che, anche per la indecisione e disattenzione delle autorità, l’uso delle sigarette elettroniche si sia diffuso tra i ragazzini: nel 2018, tra i ragazzi di 11 – 15 anni, il 22% svapava e tra le ragazze il 13%. (indagine periodica GYTS) e non sappiamo cosa sta succedendo ora.
Si può tornare indietro: è già successo negli Stati Uniti dove, grazie a una regolamentazione più severa, il numero di vapers tra i ragazzi delle scuole superiori si è ridotto dai 4 milioni del 2019 ai 3 milioni del 2020, e si è addirittura dimezzato numero dei vapers nelle scuole medie.

2) Far rispettare il divieto di pubblicità delle e-cig

Perfezionare e rendere effettivi i divieti di pubblicità e di promozione di e-cigs in qualsiasi forma, incluso quelle di brand e insegne di vape-shops, attraverso qualsiasi mezzo di comunicazione, inclusi i cartelloni e i social media.

La tradizione italiana di divieto della pubblicità per prodotti del tabacco e succedanei, come sono i liquidi per e-cigs, fu sovvertita da uno scellerato libera-tutti approvato in Parlamento nel 2013 [Leggi la storia].
Anche se il divieto è stato re-istituito nel 2016, i produttori si erano intanto sbizzarriti riempendo il web di contenuti pubblicitari, un vero farwest in cui si muovono influencer, anche tra i più noti e seguiti. 

Questo tipo di pubblicità è ancora presente, nonostante il fatto che nel 2019, su richiesta delle associazioni dei consumatori, prima il Ministero della Salute, poi il Tribunale di Roma confermarono l’illiceità della pubblicità delle e-cigs sui social media. Tuttavia, svariati sono i metodi escogitati per aggirare i divieti di legge [Leggi qui].

3) Proteggere la salute dall’aerosol delle e-cig nei locali pubblici

E’ necessaria una norma di legge, per ri-stabilire il divieto di svapo nei luoghi aperti al pubblico e nei luoghi di lavoro.

L’aerosol espirato da chi consuma una sigaretta elettronica non è aria di montagna, ma contiene nicotina e diverse sostanze tossiche. Per questa ragione, lo Stato ha il dovere di proteggere dagli aerosol delle sigarette elettroniche la salute delle persone che frequentano i luoghi pubblici. E male fece il Parlamento quando, nel 2013, nel convertire in legge il DL 104/2013, abrogò la norma della Legge Sirchia di dieci anni prima che già estendeva il divieto di fumare nei locali aperti al pubblico al consumo di succedanei del tabacco,  cioè i liquidi per sigaretta elettronica.
Oltre alle conseguenze dello svapo passivo sulla salute, bisogna considerare anche l’aspetto comunicativo ed diseducativo dello svapo nei luoghi pubblici (pensiamo a un ospedale oncologico), dove si mostrerebbe cedevolezza a una dipendenza tossica dannosa per il singolo e per la collettività.

4) Potenziare la sorveglianza per basare le scelte su dati affidabili e tempestivi

Tenuta all’oscuro, la politica è debole e indifesa rispetto alle pressioni dei gruppi di interesse, come quello dei produttori di e-cigs, mentre prosperano i mal intenzionati senza che i governanti, resi ciechi, possano intervenire. Esiste in Italia un vuoto informativo riguardo a tre aspetti essenziali: (1) minori che usano e-cigs (2) usi dannosi e benefici di e-cigs da parte degli adulti (3) vendite di e-cigs

4.1) ADOLESCENTI
Ridurre l’intervallo dell’indagine GYTS sul fumo tra gli adolescenti, da 4 anni a 1 anno.

Attualmente i fondamentali dati sulla diffusione dello svapo tra i ragazzini vengono raccolti ogni 4 anni, con la Global Youth Tobacco Survey, l’indagine globale sul tabacco tra gli adolescenti, portata avanti dall’Istituto Superiore di Sanità.

Quattro anni sono troppi!
In quattro anni negli USA, la e-cig JUUL ebbe una diffusione enorme nelle scuole. La compagnia che in quattro anni era arrivata a valere 35 Miliardi di dollari; con regole più severe ha visto molto ridimensionato il suo giro di affari. [Leggi qui la storia]

4.2) ADULTI
Sostenere la sorveglianza che attraversa una fase di forti difficoltà

I dati sull’uso delle e-cigs tra gli adulti, in particolare l’uso da parte di mai-fumatori ed ex-fumatori, l’uso combinato e quello per smettere di fumare, sono disponibili oggi grazie a due dalla Sorveglianza PASSI e dall’indagine annuale DOXA dedicata all’uso di tabacco. Entrambe queste indagini sono svolte sotto la guida dell’Istituto Superiore di Sanità, ma attualmente sono in forte sofferenza per motivi legati all’emergenza Covid19.
Una terza indagine, quella dell’Istat sugli stili di vita e i fattori di rischio per la salute, molto importante perché fornisce i dati ufficiali sull’abitudine al fumo in Italia, solo da poco ha introdotto l’uso delle e-cig tra i comportamenti studiati, e non rappresenta ancora una fonte di dati sulle e-cigs in Italia.

4.3) VENDITE
Ministero delle Salute e Agenzia dei Monopoli rendano pubblici i dati di vendita di e-cigs e ricariche come fa con i dati degli altri prodotti del tabacco

In Italia sono in vendita ben 7.717 diversi brand di e-liquid e c’è una tendenza al fai-da-te, con svapatori che personalizzano il proprio e-liquid, per farne un elemento identitario, oltre che per risparmiare. Questa tendenza presenta i suoi rischi, perché i ragazzi apprendono a dosare la nicotina, a mescolare glicole propilenico, glicerina, aromi vari, sotto la guida di tutorial caricati su youtube da tutor improvvisati e con l’ausilio di programmi per i dosaggi. Con pratiche di questo tipo, negli USA e in Canada nel 2019, i ragazzi cominciarono a farsi e-liquid al tetraidrocannabinolo e altre sostanze che provocarono l’epidemia di polmonite tossica denominata EVALI. Attualmente su tutto questo universo di consumi potenzialmente nocivi, si sa poco o nulla.

5) Trasparenza degli obiettivi, nell’uso della leva fiscale

Con l’attuale regime fiscale, un fumatore da 20 Marlboro al giorno spende circa 1800 euro all’anno, mentre per ottenere la stessa quantità di nicotina svapando e-cigs un vaper spende 1300 euro all’anno.
Ma, non è stato chiarito quali sono gli obiettivi di una aliquota ridotta per le e-cigs, né dal Ministero della Salute e neppure dai ministeri economici che dovrebbero condividere politiche che hanno importanti ricadute sulla salute.
Abbiamo bisogno di sapere quale strategia il Ministero della Salute intende attuare per le sigarette elettroniche, per favorire gli usi per smettere di fumare e contrastare l’uso per diventare dipendenti dalla nicotina.

Per approfondire