Sigarette Elettroniche in Italia (2): Ambiguità e carenze della attuale regolamentazione

Il comportamento di Governo e Parlamento italiani è stato incoerente e incostante

A partire dalla loro immissione sul mercato italiano nel 2006, le sigarette elettroniche sono state oggetto di forte interesse da parte di fumatori alla ricerca di alternative meno nocive al tabacco. Di conseguenza le vendite sono incrementate e l’offerta si è moltiplicata e si è sviluppata una diffusa rete di distribuzione che include i tabaccai e i vape-shops. D’altra parte, a causa della novità del prodotto, della varietà delle sostanze impiegate, della scarsità di prove scientifiche e dell’azione lobbistica dei produttori pericolosamente simile a quella dell’industria del tabacco, gli interventi del Governo e del Parlamento sono stati contraddittori. E’ stata così prodotta una regolamentazione che, alla luce delle prove oramai acquisite sugli effetti positivi e sulla loro nocività per la salute, contiene norme inaccettabili e dannose.
Anche perché, chi si applicasse a spulciare gli iter decisionali di alcune norme, avvertirebbe un insopportabile puzzo di lobby.

Pubblicità

Nel 2013, il Parlamento, nella Legge di conversione in legge il DL 104/2013, in un colpo solo, con un intervento chirurgico sul comma 5-sexies, andò a intaccare due capisaldi della politica italiana sul tabacco: il divieto di consumo nei locali aperti al pubblico e il divieto di pubblicità dei prodotti del tabacco.
Per modificare  il divieto di pubblicità del tabacco, che era stato introdotto in Italia nel 1965 su iniziativa parlamentare di don Luigi Sturzo, furono aggiunti tre commi grazie ai quali veniva consentita la pubblicità di marchi di liquidi o ricariche per sigarette elettroniche contenenti nicotina, purché accompagnata dall’avvertenza indicante la presenza di nicotina e il rischio di dipendenza.

Il colpo di mano
E’ significativo che questi cambiamenti furono inseriti in un provvedimento avente per titolo: “Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca” e precisamente nell’articolo 4: “Tutela della salute nelle scuole”. E’ paradossale che, per tutelare la salute dei minori, si consenta la pubblicità di un prodotto che per i minori è tossico e che, per nascondere l’inganno, lo si copra con la foglia di fico del “codice di autoregolamentazione della pubblicità”, una misura del tutto inefficace e un cavallo di battaglia, o un cavallo di Troia, da sempre impiegato dall’industria del tabacco per rendere inutile la regolamentazione.
L’attacco al divieto di Pubblicità fu portato direttamente dal Presidente della VII Commissione della Camera dei Deputati nonché Relatore della Legge: On.le Giancarlo Galan di Forza Italia. (Resoconto degli Atti della VII Commissione pag 145). Già nel luglio del 2013, l’On.le Ignazio Abrignani, della stessa area politica di Galan, aveva presentato la Proposta di legge C. 1293 che liberalizzava la pubblicità delle sigarette elettroniche.

Santa Direttiva Europea
Successivamente, nel 2014, con il recepimento della Direttiva UE 2014/40 (21 comma 10 del Dlgs 6/2016), fu ristabilito il divieto di pubblicità, ma intanto i produttori si erano sbizzarriti soprattutto sui social media, con l’utilizzo di influencer, anche tra i più noti e seguiti.
Ciononostante la pubblicità è continuata con cartelloni stradali e soprattutto tramite gli influencer tanto seguiti sui social media anche se nel 2019, a seguito della protesta delle associazioni dei consumatori, il Tribunale di Roma con l’Ordinanza 5 Nov 2019 –  57714, dichiarò illegale la pubblicità diretta e indiretta inclusa quella sui social media. Recentemente il Ministero della Salute ha ribadito gli stessi concetti,
Fregandosene di tutte le regole, Ciononostante, basta ricercare “Sigarette elettroniche” su Youtube per aver accesso a una moltitudine di video che pubblicizzano le e-cigs, alcuni chiaramente diretti a un target di ragazzini.

Far rispettare il divieto di pubblicità per lo svapo in Italia è una lotta continua
L’industria del tabacco e quella delle sigarette elettroniche considerano la pubblicità una attività vitale, per cui cerca modi sempre più subdoli o ingegnosi, a seconda dei punti di vista, per aggirare i divieti di legge. L’attuale divieto, nella sua sostanza, è continuamente sfidato dai produttori di sigarette elettroniche, dai vape-shops e dai venditori online, con una serie infinita di stratagemmi. Ad esempio, costoro sostengono che il divieto di pubblicità stabilito dal Decreto Legislativo 6/2016 riguardi solo i “prodotti”, cioè i liquidi con nicotina, ragion per cui sarebbe lecito fare pubblicità a tutto ciò che non è “prodotto”, ad esempio i vape-shops o le aziende del vaping,
Oggi, basta ricercare “Sigarette elettroniche” su youtube per accedere a una moltitudine di video che pubblicizzano le e-cigs (Guarda questo video significativamente intitolato “Svapo e Minori“). Secondo Sigmagazine, il giornale online delle sigarette elettroniche “pubblicizzare il brand o l’insegna o, meglio ancora la ragione sociale (di un esercizio o di una azienda di vaping) è un’attività del tutto legittima.” Queste prese in giro devono essere impedite!

Divieto di svapo nei luoghi pubblici

L’aerosol espirato da chi consuma una sigaretta elettronica non è aria di montagna, ma contiene nicotina e diverse sostanze tossiche. Per questa ragione, lo Stato ha il dovere di proteggere dagli aerosol delle sigarette elettroniche la salute delle persone che frequentano i luoghi pubblici. Inoltre, bisogna considerare l’aspetto comunicativo e diseducativo dello svapo nei luoghi pubblici, pensiamo a un ospedale oncologico, dove si mostrerebbe cedevolezza a una dipendenza tossica, dannosa per il singolo e per la collettività.
Nel nostro ordinamento il divieto di svapo è esistito a partire dal 2003, grazie alla Legge Sirchia per la tutela della salute dei non fumatori che  estendeva il divieto di uso nei luoghi pubblici anche ai prodotti succedanei dei prodotti del tabacco, tra i quali vengono classificate le sigarette elettroniche.
In Parlamento, l’attacco alla Legge Sirchia avvenne nel 2013, nel corso dei lavori della VII Commissione della Camera dei Deputati per la conversione in legge  del decreto legge n. 104/2013 “Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca” e precisamente nell’articolo 4: “Tutela della salute nelle scuole”. Due Deputati del Partito Democratico On.le Capozzolo Sabrina di Agropoli (SA) e On.le Lavagno Fabio di Casale Monferrato (AL) presentarono l’emendamento 4.5 per cancellare le poche parole che estendevano il divieto anche ai prodotti succedanei del tabacco. Proteggere i minori dal rischio di diventare dipendenti dalla nicotina.

Un aspetto da sottolineare del colpo di mano compito nel 2013, nell’ambito dei lavori della VII Commissione Cultura, Istruzione e Ricerca della Camera fu la paternità bipartisan: l’attacco al divieto di pubblicità provenne dall’area del centro-destra del Parlamento e quello al divieto di svapo nei luoghi pubblici dall’area di centro-sinistra. 
Oggi, lo svapo in luoghi pubblici è vietato per legge solo nelle istituzioni scolastiche, mentre in altri luoghi può essere vietato dal responsabile (dirigente/esercente), come avviene sui treni. Nei luoghi in cui non è affisso un cartello di divieto di svapo, la salute degli astanti è nelle mani di chi usa le sigarette elettroniche.

Protezione dei minori: il divieto di vendita ai minori viene aggirato

Le sigarette elettroniche sono molto pericolose per i minori e per tutti i non fumatori che possono diventare dipendenti dalla nicotina.
L’attuale regolamentazione è insufficiente perché il divieto è facilmente aggirabile: consente ai tabaccai (ma non ai vape-shops) di vendere anche ai minori sigarette e liquidi purchè siano senza nicotina. In secondo luogo, i minori possono acquistare dispostivi e liquidi online su siti nazionali o esteri. Questo perché, a partire dal 1 Gennaio 2019, venne permessa la vendita via web dei liquidi per sigaretta elettronica, previo controllo dell’età dell’acquirente, in modo da non consentire la vendita ai minori. Solo che i venditori online controllano la raggiunta maggiore età  basandosi su una auto-dichiarazione, per cui il minore può dichiarare il falso oppure assumere una falsa identità, o infine effettuare l’acquisto su un sito estero.

Tassazione: usare con sapienza la leva fiscale!

Nel 2018, la nuova maggioranza Lega &Movimento 5 Stelle, le due forze uscite vincenti dalle elezioni svoltesi nel mese di marzo, si insediò alla guida dell’Italia e, passati pochi mesi, fece un bel regalo ai produttori di sigarette elettroniche: un condono e un regime fiscale agevolato (LEGGI QUI).
Il condono consisteva in una agevolazione nel pagamento dei debiti per tasse di consumo non versate fino al 31 dicembre 2018, versando solo il 5 per cento della somma. Il condono valeva oltre 170 milioni di euro per le imprese del settore.


La tassazione ridotta, rispetto al tabacco, riduceva l’aliquota gravante sugli e-liquid dai circa 37 cent/ml a 8 cent/ml (4 cent/ml nel caso dei liquidi senza nicotina).
Come conseguenza, c’è ora un notevole vantaggio economico per chi svapa rispetto a chi fuma. Per farsi una idea: un fumatore di 20 Marlboro al giorno spende in un anno €2000-2150, mentre una persona che svapa con la sigaretta elettronica una quantità di e-liquid che fornisce una quantità equivalente di nicotina[1] spende circa €1350 all’anno, con un risparmio del 35%.      

Monitoraggio: tenere sotto controllo gli usi dannosi

C’è un vuoto informativo sulle E-cigs in Italia. Sono necessari dati più tempestivi e affidabili sull’uso delle E-cigs tra gli adolescenti e tra gli adulti. Il Ministero della Salute deve assumere la responsabilità di sostenere la sorveglianza per il governo di questi prodotti.

Dati più tempestivi sullo svapo tra i ragazzi
Attualmente i fondamentali dati sulla diffusione dello svapo tra i ragazzini vengono raccolti ogni 4 anni, grazie alla sorveglianza Global Youth Tobacco Survey (GYTS), portata avanti dall’Istituto Superiore di Sanità. I dati più recenti in Italia sono quelli relativi al 2018, un ritardo troppo grande: in 4 anni i vapers tra gli adolescenti italiani sono dal 2014 al 2018 più che raddoppiati passando da 8% a 18%. e gli adolescenti che svapano e non fumano sono passati dal 3% all’8%.
In quattro anni negli USA, la sigaretta elettronica JUUL conquistò il 75% del mercato e arrivò a valere 35 Miliardi di dollari; sono bastati altri due anni di stretta regolatoria per mettere in crisi il suo business. [Leggi qui]
Abbiamo bisogno di rendere la rilevazione campionaria annuale. Tra l’altro, la GYTS non richiede ingenti risorse.

I dati sullo svapo tra gli adulti
I dati sugli altri usi dannosi per la salute delle E-cigs (uso da parte di adulti mai-fumatori ed ex-fumatori) e quelli sull’uso combinato di E-cigs e sigarette tradizionali sono resi attualmente disponibili dalla Sorveglianza Passi e dall’indagine annuale DOXA dedicata all’uso di tabacco. Entrambe queste indagini sono condotte dall’Istituto Superiore di Sanità, ma attualmente sono in forte sofferenza per motivi legati all’emergenza Covid.
Invece, l’indagine ISTAT che fornisce annualmente i dati sul fumo non rileva anche l’uso di E-cigs..
Tenuta all’oscuro, la politica è debole e indifesa rispetto alle pressioni dei gruppi di interesse, come quello dei produttori di sigarette elettroniche, mentre prosperano i mal intenzionati senza che il Governo possa intervenire perché non ha contezza di quel che accade.  

Per approfondire

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[1] L’equivalenza tra sigarette tradizionali e sigarette elettroniche, in termini di quantità di nicotina, è basata sul numero di boccate che, secondo le stime dell’Institute of Drug Abuse americano è: di 10 boccate (grosso modo in 5’).